IN-DIPENDENZA

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10922594_1434645986835122_8010767441495585600_nLunedi 27 Aprile: serata frontale introduttiva, perché questo percorso e quali sono gli obiettivi, panoramica sulle varie dipendenze(sia quelle “classiche” ma soprattutto quelle “moderne” , molte volte invisibili e sottovalutate.)

Venerdi 15 Maggio: primo laboratorio interattivo inerente le dipendenze da Internet e problematiche associate, Cyberbullismo e Privacy, Prevenzione dei Rischi Associati all’Uso dei Social Network.

Venerdi 5 giugno: secondo laboratorio sulla dipendenza da gioco d’azzardo, è un vizio o una dipendenza?, quali sono le fasce d’età piu’ a rischio? quali possono essere le conseguenze?, sistemi che lo alimentano e che ne beneficiano, ruolo della pubblicità.

A chi è rivolto?: ragazzi dai 15 ai 25 anni. I laboratori (2^ e 3^ serata) saranno a numero chiuso, max 35-40 persone.

Relatore: Dott. Bonato Stefano, psicologo iscritto all’ Ordine degli Psicologi della Regione Veneto, esperto in Nuove Dipendenze.

Introduzione al percorso: Tradizionalmente il concetto di dipendenza era limitato all’ assunzione e all’ abuso di sostanze, legali o non legali, come alcol, tabacco e droghe. Oggi si parla anche di Nuove Dipendenze, che comprendono tutte quelle nuove forme di dipendenza comportamentali in cui non è implicato l’intervento di una sostanza chimica. L’oggetto della dipendenza, infatti, è in questo caso un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Tra queste, le più diffuse sono la dipendenza da gioco d’ azzardo e la dipendenza da Internet, che se per la maggior parte delle persone rappresentano attività innocue, per alcuni possono assumere caratteristiche patologiche, provocando gravi conseguenze.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI .

Per info :  3403508607

DONNE per un mondo più giusto e solidale – Venerdì 13 marzo ore 20:30 – Sala Consiliare Cittadella

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In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Venerdì 13 marzo ore 20:30 presso la sala consiliare (villa Rina) di Cittadella ci incontreremo per la serata “DONNE per un mondo più giusto e solidale”.Ci sarà anche la nostra FEDERICA a portare la sua testimonianza sull’attività per UNA PROPOSTA DIVERSA giovani

 

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CASCHI BIANCHI LO SI E’ PER TUTTA LA VITA!

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DANI     Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. (CIT. MAHATMA GANDHI)

E’ con questa provocazione che Daniele termina la testimonianza della sua esperienza come CASCO BIANCO in Sri Lanka. Anche le testimonianze di Sofia e Giovanni ci toccano profondamente, ci risvegliano domande assopite, entusiasmi latenti  e paure comuni. Sono queste le emozioni che si intrecciano il 06/03/2015 tra le circa 200 persone raccolte in SALA EMMAUS presso il PATRONATO PIO X di Cittadella per partecipare alla serata formativa proposta da noi giovani dell’Associazione.

Questi 3 ragazzi sono rientrati da meno di un mese dal Servizio Civile Internazionale , presso l’ente Comunità Papa Giovanni XXIII,  e dalle loro parole ci sembra di vivere i sorrisi dei bimbi boliviani di La Paz(Bolivia)  a 4000 metri di altitudine, la povertà nel viso dei ragazzi di strada immersi nel clima umido di Yacuiba ( Bolivia) o la profondità degli sguardi dei ragazzi disabili che sono accolti nel laboratorio della missione di Ratnapura (Sri Lanka).

Ma la cosa che più colpisce è capire quanto si sono dati da fare, come ci hanno messo l’anima in questa esperienza nonostante le difficoltà. Imparare una nuova lingua, confrontarsi con una cultura completamente diversa e nella quale non si puo’ trovare la sicurezza delle proprie radici non è una cosa facile ma sicuramente una esperienza di crescita personale importantissima. “Devi sbattere contro i tuoi limiti. Credi di partire e fare l’eroe ma non funziona così” dice Sofia. Quello che si fa in terra di missione è condividere con gli ultimi, con chi non ha la fortuna di vivere con tutti confort che a noi sono permessi e ci permettiamo, con quanti vivono situazioni di ingiustizie sociali e discriminazioni. Tutto questo è solo una goccia, ma una goccia che unita ad altre formerà mari e poi oceani, oceani di mondi migliori!SOFIA

Bisogna diventare cittadini attivi, far valere le proprie idee senza timore del giudizio degli altri, indignarsi di fronte a situazioni di violenza e di ingiustizia e non rimanere a guardare come parassiti. E’ questo che Giovanni suggerisce ai ragazzi presenti in sala per costruire insieme una alternativa piu’ giusta al mondo d’oggi. E’ pero’ importante fare squadra , prosegue, vivere in relazione e confronto costante con gli altri abbattendGIOVANNIo quei muri che egoisticamente contraddistinguono la società attuale. E’ importante cambiare le cose nei paesi cosiddetti “ricchi”, quindi qui, per poter migliorare le infelici situazioni  che affliggono i paesi impoveriti.

Ed è con l’augurio che molti giovani intraprendano questo tipo di esperienza e con la consapevolezza che almeno un seme è stato gettato, che  Don Andrea chiude la serata e dopo la condivisione di un succulento buffet , tutti ritorniamo a casa con le giuste provocazioni in testa.

I Giovani di Una Proposta Diversa.

 

21 febbraio 2015 – UNO SPETTACOLO DI QUALITA’

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“Cosa stavate facendo il 6 aprile 1994? Ve lo ricordate? Sicuramente però vi ricorderete cosa stavate facendo l’11 settembre 2001….”

Così esordiscono Marco Cortesi  e Mara Moschini con il loro spettacolo teatrale da titolo: “Rwanda, Dio è qui” di cui sono attori e registi.

Ebbene, quell’ 11 settembre ci fu un attentato terroristico in America, a New York, in cui si contarono ben 2.974 vittime. I programmi tv vennero tutti sospesi per sintonizzarsi a Manhattan; tutti ne parlarono, tutti intervennero, tutti si coalizzarono. Tutto il mondo si fermò…

Ma il 6 aprile 1994? Questa data segna l’inizio di una tragedia ancor più grande di quella statunitense. Per 104  giorni in Rwanda ci furono 10.000 morti al giorno. L’equivalente di 3 torri gemelle al giorno, ma non fece notizia, nessuno ne parlò, nessuno intervenne per fermare questo genocidio, uno dei più sanguinosi episodi del XX secolo.

Marco Cortesi e Mara Moschini interpretano la storia di due sopravvissuti al genocidio: Augustin Maniriho e Cecile. Uno Hutu e l’altra Tutsi, ci presentano la vicenda sotto la luce di entrambe le realtà.

“Ogni nostro spettacolo nasce da un attento lavoro di ricerca e inchiesta.”, dicono.  “Abbiamo scelto di parlare di diritti umani, ma soprattutto di pace, libertà e giustizia portando sul palco indimenticabili storie vere. Crediamo fermamente in quello che facciamo e siamo convinti che il teatro sia soprattutto questo: un modo per conoscere noi stessi e il mondo che ci circonda.”

Il teatro civile di Cittadella era al completo e per circa 90 minuti siamo rimasti col fiato sospeso e gli occhi sbarrati. C’hanno catapultato indietro di vent’anni, hanno riportato quella storia del Rwanda in vita.

Sono difficili da raccontare 104 giorni in così poco tempo, ma l’indubbia esperienza e capacità di Mara e Marco ha fatto si che i nostri occhi vedessero attraverso le loro parole.

Ci hanno fatto sentire il terrore nella pelle, l’angoscia, la solitudine, l’ingiustizia. Ma la loro maestria è stata in grado di farci anche sorridere nel raccontare alcune caratteristiche dei due protagonisti, delle loro abitudini quotidiane, quelle di giorni qualunque come i nostri, si proprio come noi. Perché prima di tutto, prima di essere africani, ruandesi, prima di essere le vittime del genocidio, prima di essere Hutu o Tutsi…. Prima di tutto sono essere umani. Proprio come te.

Lara Mottin