amani

 

26 Giugno 2013 INCONTRO CON AMANI EL NASIF – co- scrittrice del libro SIRIA MON AMOUR

 

 

Timida, poco appariscente per quanto molto bella, al primo sguardo non si intuisce la grande forza di Amani. E’ ascoltando le sue parole e leggendo il suo libro che si rimane colpiti dalla determinazione e dal coraggio di questa giovane donna italiana, di origini siriane che ha vissuto una vicenda terribile nell’età in cui le ragazzine dovrebbero occuparsi di tutt’altro.

Nata in Siria e venuta in Italia con la famiglia a tre anni, Amani ha una vita serena e integrata. I suoi genitori sono severi, ma non le impongono particolari restrizioni. Niente le fa dunque presagire quello a cui andrà incontro quando un viaggio nella sua terra natia si trasformerà per lei in un incubo.

Catapultata dalla quieta, benestante Bassano, al villaggio in cui vivono alcuni suoi parenti, è risucchiata in un meccanismo che la vuole sposa ad un suo cugino in un matrimonio combinato. Davvero troppo per lei, che è cresciuta in una cultura completamente diversa da quella delle sue origini e che dunque non riesce a concepire né ad accettare la totale privazione della libertà personale a cui va incontro.

Dapprima incredula, poi ribelle, comunque mai doma nonostante le botte che riceve senza sconti ogni qualvolta non si adegua, Amani cerca qualsiasi spiraglio che le indichi la via di fuga. Troverà la sua salvezza infine proprio in coloro che l’hanno trascinata in questa situazione surreale.

In tutto lo svolgersi del racconto si guarda con i suoi occhi i parenti che incontra e che incarnano un altro mondo, un altro modo di vivere. Non è tutto male o brutto. Tra le righe si coglie la sua commozione per certi tramonti dai colori mai visti altrove, si annusano odori di cibi sconosciuti, si vive appesantiti dai troppi abiti sovrapposti, le sue pene quotidiane e le poche gioie di sentimenti genuini che la legano alle sue cugine e ad alcune zie. Donne che la accolgono, talvolta la invidiano, ma che nulla fanno per lei, rassegnate come sono al destino di fatica e sottomissione che è loro imposto. Incapaci di combattere, si accontentano di rubare qualche attimo di libertà quando i maschi sono assenti.

Centrale è il ruolo della madre a cui Amani guarda per avere appoggio e comprensione, trovandoli assai raramente. Figura molto controversa, questa donna è per la figlia il tramite tra le due culture. Parla poco, rimane sullo sfondo ma è sempre presente. A rifletterci, si percepisce come forse sia a sua volta combattuta tra l’assecondare le istanze del mondo nel quale è vissuta nella sua giovinezza e concedere alla figlia la possibilità di scegliere, avendo lei stessa vissuto in Italia. É soprattutto con lei che Amani si confronta. Di certo non con il padre, personaggio poco amorevole che induce facilmente al disprezzo. Né tantomeno con gli zii despoti, capaci solo di usare la forza senza ottenere per questo da lei rispetto.

Chiaro però che non si ha il diritto di giudicare. Si può solo provare a capire, unico modo per avere la misura della propria impagabile libertà.

Alessia Securo